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Conferenza stampa 28 marzo 2018 - integrazione degli alunni disabili

Pubblichiamo, con un vivo ringraziamento all'autrice, l'articolo di Mara Boselli sulla conferenza svoltasi il 28 marzo all'Istituto per Ciechi Francesco Cavazza di Bologna sul tema dell'integrazione degli alunni disabili (Commissione Scuola e Territorio).
“NON VEDIAMO, MA RENDIAMOCI VISIBILI”: QUESTA LA RICHIESTA CHE EMERGE DALLA CONFERENZA ALL’UNIONE ITALIANA CIECHI E IPOVEDENTI
La Commissione Regionale Scuola e Territorio si riunisce e detta il passo anche in Emilia-Romagna.
 
Si è svolta presso l’Istituto per Ciechi di Bologna, Francesco Cavazza, un’interessante conferenza sul tema dell’inclusione a scuola di bambini e ragazzi portatori di handicap e, più nello specifico, di coloro i quali vivono una situazione di cecità e ipovisus grave.
A fare da gran cerimoniere per l’incontro aperto alle famiglie e al personale scolastico di ogni ordine e grado, ma anche agli addetti del settore informatico che si occupano di supporti, il Presidente Regionale dell’UICI Emilia-Romagna, Marco Trombini; sue le prime parole, che hanno accolto ospiti e astanti: “Il cammino che ci porta qui oggi si sta compiendo in tutte le sedi della nostra associazione e parte da lontano. Le varie Commissioni Regionali che si occupano di Scuola e Istruzione si sono insediate qualche anno fa e fanno da specchio a quella Nazionale – Spiega proprio il dottor Trombini – Lavoriamo tutti per permettere ai ragazzi portatori di disabilità visiva una vita scolastica alla stregua dei loro compagni normodotati, che sia piacevole e fruttuosa”.
 
Questo concetto è stato ripetuto anche dallo stesso Presidente della Commissione Nazionale, inerente Scuola e Istruzione; Marco Condidorio, docente di Storia e Filosofia e membro della Direzione Nazionale della Onlus, ha infatti rimarcato quanto strumenti efficaci e mentalità aperta siano indispensabili a chi ha un handicap sensoriale, per integrarsi all’interno del mondo della scuola, ma non solo: “Per bambini e ragazzi ciechi, il primo approccio con ciò che esiste all’esterno delle mura di casa è rappresentato proprio dagli insegnati e dai compagni di classe. Abbiamo in Italia molti validi Istituti per Ciechi – e due di questi, il Garibaldi ed il Cavazza, proprio in Emilia – sono istituzioni essenziali per la formazione non solo dei nostri alunni, ma anche di tutte quelle figure, familiari e professionali che girano loro intorno”.
Come fare, allora, perché la forbice fra le possibilità offerte ad un allievo normodotato e quelle disponibili per un cieco o per un ipovedente grave sia sempre più piccola? Annullarla è complesso, sarebbe ipocrita dire il contrario e lo sottolinea anche la dottoressa Chiara Brescianini, oggi coordinatrice dell’Ufficio Scolastico Regionale che si occupa di handicap e istruzione, ma a sua volta, docente e dirigente scolastico. “Dal 2002, in Emilia-Romagna – ci assicura la dottoressa - si svolge una ricognizione riguardante i dati degli alunni certificati ai sensi della Legge 104/92 nelle scuole statali; il sistema scolastico nazionale si impegna ad investire risorse nei posti di sostegno per accompagnare la vita educativa e formativa degli studenti con disabilità al fine di rimuovere le condizioni invalidanti della persona, favorirne il recupero funzionale e sociale, e superare stati di emarginazione ed esclusione sociale”.
 
Tante parole che poi, nel concreto, si riducono ad una sola, per tutti quei soggetti, veri attori di questa vicenda: quotidianità. Trasporti casa-scuola-casa, supporti allo studio (più o meno tecnologici), formazione dei docenti, disponibilità di personale preparato: “È proprio questa - la formazione in tema di inclusione, dice ancora la Brescianini - la priorità del piano nazionale di formazione, di cui alla Legge 107/2015. E tutte le scuole-polo dell’Emilia-Romagna sono chiamate ad assicurare percorsi in grado di dare risposte concrete alle richieste che vengono dagli insegnanti e dalle famiglie”. Anche la crescente richiesta di assegnazione di docenti al sostegno è supportata, a livello regionale, da una concentrazione delle risorse disponibili. Oltre al sostegno fornito dagli insegnanti, sono da aggiungere i servizi (e i relativi costi) degli Enti Locali per l’organizzazione di ore educativo-assistenziali (corsi per la letto scrittura del Braille, autoderterminazione di sé e delle possibilità di ciascuno, conoscenze spazio-sensoriali), dei trasporti e per le attività extra-scolastiche.
È, invece, del dicembre del 2017 la normativa che prevede la creazione dei Centri tecnici di Supporto, recepita ed attuata solo in Emilia-Romagna e in Lazio: “Sono scuole, o poli scolastici – ci spiega ancora il dottor Trombini – presenti in ogni provincia. Loro compito è quello di garantire un servizio di consulenza esperta alle altre scuole e alle stesse famiglia, nel caso in cui debbano affrontare particolari problemi riguardanti l’integrazione scolastica di un ipovedente o di un cieco totale. Negli uffici dei vari CTS, genitori ed insegnati potranno trovare professionisti capaci potranno suggerire le metodologie di insegnamento e gli strumenti più idonei all’interazione ottimale di ogni ragazzo, sia con l’apprendimento, sia con il mondo-classe (e non solo) che lo circonda.
“Molto importante – conclude il dottor Condidorio – è, infatti, la rete di conoscenze che si crea intorno al bambino con handicap. Non possiamo vedere, ma possiamo ben renderci visibili e assistere chi vive questo svantaggio.” 
image slideshow: 
Marco Trombini Presidente Regionale dell’UICI Emilia-Romagna
Chiara Brescianini, coordinatrice dell’Ufficio Scolastico Regionale
Marco Condidorio, Presidente della Commissione Nazionale Scuola e Istruzione